Il settimo Clone

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Alexis, uno degli zoogeni di origine canina di classe più elevata, è un senziente talentoso, tanto intelligente e autodiretto da farsi notare fra i compagni fin dall'infanzia. La storia del piccolo Virgola – così lo ha soprannominato un suo istruttore, stupito dall'indipendenza e dalla curiosità del cucciolo – riempie Cielo Verde, il racconto incluso in Fata Morgana 10, che lo presenta ai lettori: un soggetto taciturno, diffidente, difficile da educare e mal disposto a rispettare le regole, sottolineando che la Scuola, anche quelle speciali dedicate a formare gli zoogeni, non funzionano per tutti. Spesso i migliori, e Virgola lo è, sono costretti ad affrancarsi. Nei racconti seguenti Alexis saprà farsi valere, farà quel tanto di carriera che possono fare gli zoogeni, che nel loro DNA hanno scritta una vita breve, di una cinquantina di anni. Questo Alexis, mandato su Xiao-Metropolis, «il pianeta dei dirigibili e delle aberrazioni genetiche» a svolgere una missione tanto delicata e segreta da non essergli stata rivelata, è ormai in giro da un bel po' di tempo, gode della stima dei superiori e di qualche santo in paradiso, che ci tiene a mantenerlo in vita.

La vicenda vissuta da Alexis scorre parallela ad altre, con protagonisti homo e non, alle prese con problemi che declinano esasperandole e distorcendole situazioni che ben conosciamo: il razzismo, la divisione in classi sociali, i conflitti dovuti al colonialismo di Interra e la volontà di indipendenza dei pianeti popolati in ondate successive dai terrestri, l'importanza cresciuta a dismisura di supermultinazionali, le «Fiduciarie», che ora gestiscono letteralmente la vita dei vari pianeti, l'incapacità delle varie classi politiche di rispondere alle necessità e alle esigenze di tutte le vite sparse fra centinaia di mondi. Le forme di potere, politico, militare, economico si intrecciano, giocando partite complesse con mosse spesso ignorate da molti dei giocatori.

Questo vasto Mondo della Corrente, visto con gli occhi disincantati degli zoogeni, tanto umani da riflettere sul proprio ruolo e la propria identità ma troppo legati ai creatori umani da non riuscire a odiarli, si colora di malinconia, perché tutti, homo e moreauviti, sono orfani di un luogo, una patria che non sanno nemmeno più ricordare